Giorgio Agamben, Il primo amico e il primo nemico
"Come mi scrive un amico scienziato che ama riflettere, l’evento fondamentale nella storia del vivente è stato la comparsa di un microrganismo capace di provare dolore. Questa tesi va ovviamente precisata, premettendo – o aggiungendo – a «dolore» «piacere». Se mettiamo in relazione questa fondamentale capacità del vivente con quanto Aristotele scrive sulla percezione della sensazione di esistere («sentire che viviamo è di per sé dolce, perché la vita è un bene ed è dolce sentire che un tale bene ci appartiene»), possiamo allora dire che a forma primordiale della capacità di provare piacere o dolore si riferisce al fatto stesso di esistere, al sentirsi vivere. Alla sensazione della dolcezza del vivere corrisponde, infatti, quella, simmetricamente opposta, in cui per qualche ragione ¬– o persino senz’alcuna ragione apparente – sentirsi vivere è doloroso.
La frase di Aristotele che abbiamo citato fa parte del trattato sull’amicizia che occupa i libri ottavo e nono dell’Etica nicomachea. Dopo aver definito la dolcezza della sensazione di vivere, Aristotele aggiunge che la stessa dolcezza la proviamo per l’esistenza dell’amico e l’amicizia è questo con-sentire (synasthanesthai) (al)l’esistenza di un altro uomo, che diventa per questo un “altro me stesso” (heteros autos). Non solo vi è una sensazione dell’esistenza, un sentirsi vivere, ma questa sensazione è già sempre condivisa, è già sempre consentimento dell’esistenza dell’altro; e l’amicizia è l’istanza di questo con-sentire (al)l’esistenza dell’amico nel sentimento stesso dell’esistenza propria.
Sarà allora possibile svolgere questa tesi in relazione all’altra polarità della sensazione di esistere, in cui questa appare non più gioiosa, ma dolorosa. Al con-sentire (al)l’esistenza dell’amico corrisponderà ora il con-sentire (al)l’esistenza del nemico. E se la coppia amico-nemico definisce secondo Schmitt la politica, allora a fondamento della politica stanno il piacere e il dolore che definiscono la sensazione umana di esistere e il con-sentimento dell’esistenza dell’altro ad essa inerente. Amicizia e inimicizia, amore e odio, il philein del philos e l’echthairo dell’echthros non rimandano a una dottrina degli affetti, ma sono innanzitutto due fondamentali categorie ontologico-politiche. Se percepiamo la sensazione di vivere come dolce, allora siamo nell’amicizia e nella pace, se la percepiamo invece come odiosa, cadiamo nella guerra e nell’inimicizia. Ancora una volta, alla base della nostra relazione con gli altri sta il rapporto con noi stessi, il modo in cui con-sentiamo (al)la nostra esistenza determina il modo in cui ci situiamo nel mondo. Il primo amico e il primo nemico siamo noi stessi."
17 luglio 2026
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